I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSAp), tra cui la dislessia, sono stati molto studiati negli ultimi anni e si trovano libri e articoli scientifici a riguardo. Con questo articolo vorremmo far conoscere i DSAp ai lettori da un’altra prospettiva, tanto unica quanto introvabile in qualsiasi libro di teoria. È la storia di un ragazzo dislessico che ci ha dato il suo prezioso contributo per conoscere meglio questa condizione perché, come lui stesso ci ha detto: “la dislessia, sui libri, si conosce ‘da turista’, ma è anche molto importante scoprirla ‘da abitante’”. Così Luca ha deciso di raccontarsi e abbiamo insieme realizzato anche una traccia audio del testo scritto per chiunque abbia difficoltà di lettura e un video. (Entrambi, audio e video, sono disponibili al termine del testo.)

Ciao, io sono Luca e questa è la mia storia…

Tutto inizia nel 1990, in coincidenza con la separazione di mio padre e mia madre e la morte di mio nonno. Sono regredito nel linguaggio e non volevo più disegnare. Mia madre mi ha portato da una logopedista e da una psicologa che mi hanno diagnosticato una cosa che non ho mai sentito mia: un blocco psicologico. Avevo 4 anni.

Poi c’è stato l’ingresso a scuola a 6 anni. Mi annoiavo perché non riuscivo a imparare niente; mi dicevo “ma cosa ci vengo a fare qui?!”. Così facevo un po’ di confusione in classe e mi distraevo, facendo arrabbiare i professori. Io rimanevo sempre indietro rispetto agli altri, vedevo le lettere che ballavano e mi ero autoconvinto di avere problemi di vista. Era una cosa strana. Facevo fatica a leggere e a scrivere e vivevo in un costante disagio. Quando facevamo i compiti mi chiedevo: “perché gli altri hanno già finito e io sono ancora qui?”. Per tutti avevo questo blocco psicologico, ma non capivano che non era quello. La parola dislessia era ancora poco conosciuta. Mi chiedevo perché io non riuscissi a fare le cose che facevano gli altri in classe. Ero abbandonato nel mio mondo, senza nessuno che mi aiutasse. Quel blocco psicologico non era la mia carta d’identità ma, ovviamente, ero bambino e non riuscivo a spiegarmi cosa mi stesse succedendo. A scuola mi trattavano come un bimbo diverso, con problemi che vedevano loro ma non io, e mi dicevano cose che mi facevano apparire un estraneo a me stesso.

Con fatica sono arrivato in quinta elementare e mi hanno detto che alle medie mi avrebbero dato l’insegnante di sostegno. Mi misi a piangere perché non ne capivo il motivo, visto che non ero mai stato affiancato in classe fino a quel momento. Mi sentivo regredire invece che andare avanti. Il blocco psicologico, dicevano, sarebbe dovuto passare, ma io vedevo che non era così. L’insegnante di sostegno mi trattava come “un bimbo scemo” ma non era quello di cui avevo bisogno. Sempre a fatica, “a gattoni”, sono riuscito a finire le medie, seguito da una psicologa e da una logopedista. Mi chiedevo se questo “blocco psicologico” sarebbe mai finito; sentivo che c’era qualcos’altro che mi mancava, ma non capivo cosa. Dopo le medie gli insegnanti mi hanno indirizzato alle superiori, ma ora posso dire che non era la mia strada. Mi hanno messo un vestito sbagliato. Ho fatto 5 anni di alberghiero, ma alla fine il diploma non aveva la stessa validità di quello degli altri perché io ero considerato “un ragazzo con problemi”. In quei 5 anni ho avuto 3 insegnanti di sostegno diversi ed era sempre uguale, ero sempre il ragazzo con problemi e con un blocco psicologico. In tutti gli anni di scuola mi sono sempre chiesto cosa ci stessi a fare lì.

Finalmente la scuola finisce! Ah, bene!

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