Sono spesso donne straniere, che provengono da paesi esteri in cerca di un lavoro. Sono persone che spesso entrano nelle famiglie senza sapere chi hanno di fronte e che cosa devono fare, e non sempre vengono guardate con rispetto. Il termine “badante” ha ormai assunto un’accezione negativa, quasi svilente. Ma dietro a ognuno di loro c’è una storia spesso di sacrifici, rinunce, coraggio e paura. La parola badante, in realtà, porta con sé un nobile significato: badare significa “prendersi cura”. I badanti, infatti, sono generalmente chiamati a prendersi cura di anziani fragili o affetti da una forma di decadimento cognitivo, oppure di persone più giovani con disabilità, e prendersi cura vuol dire andare verso l’altro e proteggerlo, incoraggiarlo, ascoltarlo, prenderlo per mano.

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, 
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. […]
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore,
dalle ossessioni delle tue manie. 
Supererò le correnti gravitazionali, 
lo spazio e la luce per non farti invecchiare. 
E guarirai da tutte le malattie, 
perché sei un essere speciale, 
ed io, avrò cura di te. […]
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. […]
Ti salverò da ogni malinconia, 
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te… 
io sì, che avrò cura di te.

È questo il difficile compito del badante (o assistente familiare): camminare accanto alla persona assistita per proteggerla dalle sue paure, dagli ostacoli che incontra, per indicarle la strada da percorrere e rassicurarla quando si sente smarrita, per farla sorridere anche nei momenti di tristezza.

La nostra équipe vede ogni individuo come una persona, con la sua storia e i suoi vissuti, e ne valorizza le competenze. Così facciamo anche per gli assistenti familiari e il nostro obiettivo è di farli appassionare sempre di più al loro lavoro, di inserirli con delicatezza nella famiglia dell’assistito, di valorizzare le loro competenze ed insegnare loro alcune tecniche di base per migliorare la qualità di vita dell’anziano o del giovane disabile.

Così si può parlare realmente di “assistenza responsabile” portata avanti da persone che mettono la passione al centro della loro attività e che mettono le loro risorse a servizio di chi è più fragile.